Odori industriali: come individuare la sorgente di un’emissione odorigena

Odori industriali: come individuare la sorgente di un’emissione odorigena

 

Dalla segnalazione del cattivo odore al monitoraggio sul campo: tecniche e strumenti per identificare l’origine delle emissioni

 

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Le sorgenti  emissioni odorigene rappresentano una delle problematiche ambientali più complesse da gestire per impianti industriali, attività produttive, depuratori, discariche, impianti di trattamento dei rifiuti e stabilimenti che utilizzano sostanze chimiche.

Quando cittadini, lavoratori o aziende vicine segnalano la presenza di un odore sgradevole, la prima domanda è apparentemente semplice: da dove proviene?

Individuare la sorgente di un’emissione odorigena, tuttavia, non è sempre immediato. Gli odori possono essere intermittenti, cambiare intensità durante la giornata, essere trasportati dal vento e derivare dalla presenza contemporanea di numerosi composti chimici.

Per questo motivo una corretta indagine deve combinare osservazione sul campo, conoscenza del processo produttivo, campionamento e adeguati strumenti di monitoraggio.

Perché è difficile individuare le sorgenti emissioni odorigene?

Un odore percepito a centinaia di metri da un impianto non indica necessariamente che la sorgente si trovi nel punto apparentemente più vicino.

La dispersione delle sostanze odorigene dipende infatti da numerosi fattori:

  • direzione e velocità del vento;
  • temperatura;
  • umidità;
  • stabilità atmosferica;
  • conformazione del territorio;
  • presenza di edifici e ostacoli;
  • altezza della sorgente emissiva;
  • caratteristiche chimico-fisiche delle sostanze emesse.

Inoltre, alcune sostanze possono essere percepite dall’olfatto umano anche a concentrazioni molto basse.

Per questo motivo la semplice percezione dell’odore non è sufficiente per stabilirne con certezza l’origine.

Il primo passo: conoscere il processo produttivo

Prima di effettuare qualsiasi misurazione è importante analizzare l’attività che potrebbe generare le emissioni.

Occorre individuare le possibili sorgenti emissioni odorigene presenti nello stabilimento.

Possono essere sorgenti convogliate, come camini e sistemi di aspirazione, oppure sorgenti diffuse: vasche, cumuli di materiale, serbatoi, aree di stoccaggio, impianti di trattamento, movimentazione di rifiuti o materie prime.

Un sopralluogo permette quindi di costruire una vera e propria mappa delle possibili sorgenti emissioni odorigene.

Particolare attenzione deve essere riservata anche alle fasi discontinue del processo, come carico e scarico, manutenzione, apertura di serbatoi o movimentazione dei materiali.

Un’emissione odorigena potrebbe infatti verificarsi soltanto durante determinate operazioni.

 

 

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Dal cattivo odore alla ricerca della sorgente

Una volta individuate le possibili sorgenti, è possibile programmare una campagna di monitoraggio.

Uno degli aspetti fondamentali consiste nel confrontare ciò che accade all’interno dell’impianto con quanto viene percepito nelle aree circostanti.

Le segnalazioni possono fornire informazioni importanti:

Quando viene percepito l’odore? Quanto dura? Da quale direzione sembra provenire? In quali condizioni meteorologiche si manifesta?

Raccogliere questi dati nel tempo consente di individuare eventuali correlazioni tra attività produttive, condizioni atmosferiche ed episodi odorigeni.

 

 

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Il ruolo dei VOC nelle sorgenti emissioni odorigene

Molti processi industriali possono liberare Composti Organici Volatili (VOC).

Solventi, idrocarburi aromatici, aldeidi, chetoni e numerose altre sostanze possono contribuire alla formazione di emissioni caratterizzate da odori più o meno intensi.

È però importante sottolineare un concetto: VOC e odore non sono sinonimi.

Un’elevata concentrazione complessiva di VOC non significa necessariamente un odore molto intenso. Allo stesso modo, una sostanza caratterizzata da una soglia olfattiva particolarmente bassa può essere percepita anche quando presente in concentrazioni ridotte.

La misurazione dei VOC deve quindi essere considerata uno degli elementi dell’indagine, da integrare con altre tecniche.

Sensori PID e ricerca delle sorgenti emissioni odorigene

Tra gli strumenti utilizzabili nelle indagini ambientali troviamo i rilevatori PID (Photoionization Detector).

Questa tecnologia consente di rilevare rapidamente numerosi Composti Organici Volatili presenti nell’aria.

Uno strumento PID portatile può essere particolarmente utile durante un sopralluogo perché permette di effettuare misurazioni in diversi punti dell’impianto e individuare variazioni delle concentrazioni.

L’operatore può, ad esempio, confrontare i valori registrati:

  • vicino alle aree di stoccaggio;
  • lungo il perimetro dello stabilimento;
  • in prossimità di serbatoi e vasche;
  • vicino alle linee produttive;
  • nelle zone interessate dalle segnalazioni.

La possibilità di ottenere una risposta rapida rende il PID uno strumento utile nella ricerca preliminare delle possibili sorgenti di VOC.

I risultati devono naturalmente essere interpretati tenendo conto delle caratteristiche dello strumento e delle sostanze potenzialmente presenti.

 

 

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Campionamento e analisi di laboratorio

Quando è necessario identificare con maggiore precisione i composti responsabili dell’emissione, il monitoraggio sul campo può essere affiancato dal campionamento dell’aria.

I campioni possono successivamente essere analizzati mediante tecniche di laboratorio capaci di identificare e quantificare specifiche sostanze.

Questo permette di passare da una misurazione generale della presenza di composti volatili a una caratterizzazione chimica più dettagliata.

In molti casi l’integrazione tra misure in tempo reale e analisi di laboratorio offre un quadro decisamente più completo.

Il contributo dell’olfattometria dinamica

Quando l’obiettivo è valutare l’impatto odorigeno di un’emissione, può essere utilizzata anche l’olfattometria dinamica.

Come abbiamo visto nel precedente approfondimento, questa tecnica consente di determinare la concentrazione di odore attraverso un panel di esaminatori selezionati.

L’olfattometria non identifica necessariamente la singola sostanza chimica responsabile dell’odore, ma permette di quantificare la risposta olfattiva generata dalla miscela presente nel campione.

Per questo motivo analisi chimica, monitoraggio strumentale e olfattometria possono fornire informazioni differenti ma complementari.

 

 

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L’importanza delle condizioni meteorologiche per il monitoraggio sorgenti emissioni odorigene

Nella ricerca della sorgente di un’emissione odorigena non bisogna dimenticare il ruolo della meteorologia.

Direzione e velocità del vento sono informazioni particolarmente importanti.

Se un episodio odorigeno viene registrato in una determinata area, conoscere la direzione del vento in quel momento può aiutare a individuare le possibili sorgenti poste sopravento.

Quando vengono raccolti dati per periodi più lunghi, queste informazioni possono essere utilizzate anche nell’ambito di modelli di dispersione atmosferica.

Il monitoraggio ambientale diventa quindi più efficace quando vengono integrati dati chimici, informazioni meteorologiche e osservazioni sul campo.

Un approccio integrato è la soluzione più efficace

Non esiste un unico strumento capace di rispondere a tutte le domande legate agli odori industriali.

Un’indagine efficace può richiedere l’integrazione di diverse attività:

sopralluogo → individuazione delle sorgenti emissioni odorigene → monitoraggio dei VOC → campionamento → analisi chimica → valutazione olfattometrica → studio delle condizioni meteorologiche.

Solo mettendo insieme queste informazioni è possibile ricostruire con maggiore affidabilità l’origine degli episodi odorigeni.

Dalla misurazione alla mitigazione

Individuare la sorgente rappresenta soltanto la prima parte del lavoro.

Una volta compreso dove e quando si genera l’emissione, è possibile valutare gli interventi più appropriati.

In alcuni casi può essere necessario migliorare la captazione dell’aria; in altri modificare le procedure di movimentazione o stoccaggio, verificare l’efficienza dei sistemi di abbattimento oppure intervenire direttamente sul processo produttivo.

Un monitoraggio effettuato prima e dopo l’intervento consente inoltre di verificare se le misure adottate hanno effettivamente ridotto il problema.

Ion Science Italia e il monitoraggio delle sorgenti emissioni odorigene

La gestione delle emissioni odorigene richiede competenze, metodo e strumenti adeguati.

Ion Science Italia può supportare aziende, tecnici, consulenti e professionisti nelle attività di monitoraggio dei Composti Organici Volatili e nella valutazione delle problematiche connesse alle emissioni.

L’utilizzo di strumentazione PID portatile e fissa consente di ottenere dati in tempo reale e di approfondire la presenza di VOC nelle diverse aree di un impianto.

Quando un cattivo odore diventa un problema ricorrente, quindi, il punto di partenza non dovrebbe essere semplicemente chiedersi quanto è forte l’odore?”, ma soprattutto:

Da dove arriva, quando si manifesta e quali sostanze potrebbero essere coinvolte?”

Rispondere correttamente a queste domande permette di trasformare una semplice segnalazione in un’indagine ambientale strutturata e, soprattutto, di individuare le soluzioni più efficaci per ridurre l’impatto delle emissioni.

 

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