Solventi negli ambienti indoor: fonti di VOC e strumenti per il monitoraggio

Solventi negli ambienti indoor: fonti di VOC e strumenti per il monitoraggio

 

Vernici, colle, detergenti e attività di manutenzione possono contribuire alla presenza di composti organici volatili negli ambienti chiusi: come individuare le fonti e impostare il monitoraggio.

 

Sito consigliato: GreenscienceItalia.it

 

I solventi  ambienti indoor rappresentano un tema importante per la gestione della qualità dell’aria in uffici, laboratori, locali commerciali e ambienti di lavoro. La loro presenza non riguarda soltanto i processi industriali: anche prodotti utilizzati per pulire, incollare, verniciare o effettuare manutenzioni possono rilasciare composti organici volatili, comunemente chiamati VOC. L’EPA include infatti vernici, adesivi, detergenti e diversi materiali tra le possibili sorgenti di VOC negli spazi chiusi. US EPA

Dopo aver approfondito il monitoraggio dei VOC e la qualità dell’aria indoor, conoscere le fonti di solventi permette di passare a un’applicazione concreta: capire quali attività possono generare emissioni e come raccogliere dati utili per gestirle.

Da dove provengono i solventi  ambienti indoor?

Un solvente è una sostanza utilizzata per sciogliere o disperdere altri materiali. Quando è volatile, può evaporare e passare nell’aria durante l’impiego del prodotto.

Per individuare le possibili sorgenti, è utile esaminare soprattutto:

  • Vernici, smalti e prodotti utilizzati nelle manutenzioni.
  • Colle e adesivi impiegati nella posa di rivestimenti e pavimenti.
  • Detergenti e sgrassanti contenenti solventi.
  • Prodotti utilizzati nelle attività di laboratorio.
  • Contenitori aperti, residui e materiali impregnati di solvente.

Questa ricognizione deve partire dai prodotti effettivamente presenti. Le schede di sicurezza, quando disponibili, aiutano a conoscere la composizione, i pericoli e le precauzioni d’impiego. La denominazione commerciale, da sola, non consente di capire quali sostanze potrebbero essere rilasciate.

 

 

pexels felipe silva 1458994757 28628030 scaled

Perché considerare anche pulizie e manutenzioni?

La qualità dell’aria può cambiare nel corso della giornata. Una misurazione effettuata prima dell’inizio delle attività potrebbe non rappresentare ciò che accade durante una pulizia, una verniciatura o l’applicazione di un adesivo.

L’EPA evidenzia che l’utilizzo di prodotti contenenti sostanze organiche può aumentare le concentrazioni nell’aria e che le emissioni possono continuare anche dopo la conclusione dell’attività. Per questo, la valutazione deve considerare sia il momento di utilizzo sia il periodo successivo. US EPA

Un esempio pratico è la manutenzione di un locale adiacente a un ufficio occupato. Il piano di monitoraggio dovrebbe considerare il prodotto utilizzato, gli orari dei lavori, la comunicazione tra gli ambienti e il funzionamento della ventilazione.

Come impostare il monitoraggio dei solventi  ambienti indoor

Un piano efficace comincia da una domanda precisa: si vuole individuare una sorgente, osservare un aumento durante una lavorazione oppure verificare l’effetto di un intervento?

Una possibile sequenza operativa comprende:

  1. Identificare i prodotti e le attività: raccogliere informazioni sulle sostanze utilizzate e sulle modalità di impiego.
  2. Definire punti e tempi di misura: includere le aree interessate e le fasi in cui sono previste emissioni.
  3. Registrare le condizioni ambientali: annotare ventilazione, apertura delle finestre, temperatura e attività in corso.
  4. Confrontare situazioni coerenti: effettuare misure prima, durante e dopo l’attività, mantenendo un metodo ripetibile.
  5. Valutare eventuali approfondimenti: stabilire se occorre identificare e quantificare singoli composti.

Il dato strumentale acquista significato quando è accompagnato da queste informazioni. Un aumento della lettura, senza sapere cosa stava accadendo nel locale, può essere difficile da interpretare.

 

pexels arash amani 416966368 15201803 scaled

 

Il ruolo dei rilevatori PID nel monitoraggio dei solventi ambienti indoor

I rilevatori a fotoionizzazione, o PID, utilizzano una lampada ultravioletta per ionizzare le sostanze rilevabili e produrre un segnale elettrico. La possibilità di rilevare un composto dipende, tra gli altri fattori, dall’energia della lampada e dalle caratteristiche della sostanza. ionscience.com

Nel monitoraggio dei solventi  ambienti indoor, un PID può essere utile per osservare variazioni rapide del segnale e confrontarle con le attività svolte. Tuttavia, la lettura di un PID generico non identifica automaticamente i singoli solventi presenti.

La risposta varia da composto a composto. ION Science pubblica fattori di risposta specifici e indica che il fattore complessivo di una miscela può essere calcolato quando la sua composizione è nota. In presenza di una miscela sconosciuta, la lettura richiede quindi particolare attenzione interpretativa. ionscience.com

Occorre inoltre verificare che il sensore sia adatto alla sostanza cercata. Per esempio, una lampada PID standard da 10,6 eV non è adatta alla rilevazione della formaldeide, che richiede un’energia di ionizzazione superiore. ionscience.com

 

 

Monitoraggio VOC PID

Quando servono analisi specifiche?

La scelta del metodo deve seguire l’obiettivo della misura. Osservare l’andamento di un segnale complessivo e determinare la concentrazione di una singola sostanza sono esigenze diverse.

Se la domanda riguarda un composto preciso, il piano di indagine deve prevedere una tecnica capace di identificarlo e quantificarlo nelle condizioni considerate. A seconda dell’obiettivo, possono essere necessari campionamenti e analisi di laboratorio o strumenti selettivi.

Analogamente, una lettura PID non dovrebbe essere trattata automaticamente come la concentrazione complessiva di tutti i VOC presenti. Lo strumento risponde alle sostanze rilevabili dalla propria configurazione, con sensibilità differenti. ionscience.com

Ridurre le emissioni alla fonte

Il monitoraggio dei solventi ambienti indoor aiuta a raccogliere informazioni, ma la gestione dell’aria indoor richiede anche interventi sulle sorgenti.

Tra le misure indicate dall’EPA rientrano l’utilizzo dei prodotti secondo le istruzioni, l’aumento della ventilazione durante il loro impiego e la gestione corretta dei contenitori e dei prodotti inutilizzati. US EPA

In un ambiente di lavoro, questi principi possono tradursi nella revisione dei prodotti impiegati, nell’organizzazione delle manutenzioni e nella verifica delle modalità di conservazione.

Anche le diciture commerciali meritano attenzione: l’EPA segnala che le definizioni e le etichette relative ai VOC non sempre descrivono tutte le emissioni rilevanti per la qualità dell’aria indoor. La scelta di un prodotto dovrebbe quindi considerare la documentazione disponibile e l’impiego previsto. US EPA

Dalle informazioni alla scelta dello strumento per monitorare solventi ambienti indoor

Affrontare i solventi negli ambienti indoor significa collegare prodotti, attività e misurazioni. Prima di scegliere un rilevatore, è utile definire quali sostanze si cercano, quali concentrazioni occorre misurare e quale decisione dovrà essere presa sulla base dei risultati.

Devi impostare il monitoraggio dei VOC in un ambiente chiuso? Contatta GreenScienceItalia per approfondire la scelta della strumentazione in funzione dell’applicazione.

 

badge con ammagine

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *